Alla ricerca della lanterna perduta

Testo Pamina Vitta  Foto: Marcello e Marina

Turbigo: amena località sperduta nella bassa padana. Anonima e ignota ai più, non vanta certo picchi

vertiginosi di turismo. Eppure in un tiepido pomeriggio di fine novembre si e’ ritrovata capitale

mondana del nord ovest. Un evento di portata mondiale, con una nutrita partecipazione

internazionale, ha determinato l’invasione della piccola cittadina da parte di un’eccentrica folla di

gentaglia con indosso coloratissimi capi tecnici d’alta moda.


Cuore pulsante della manifestazione il KTT e la sua celeberrima sede in centro al paese, facilmente

raggiungibile con ogni mezzo: bici, piedi, macchina, aereo o treno, tutti ordinatamente parcheggiati lungo il suo perimetro.

Sarebbe riduttivo definire l’accanita sfida dei partecipanti come ‘caccia al tesoro’, tuttavia una simile

definizione permette di avere un’idea chiara di ciò a cui gli stoici concorrenti sono andati incontro,sfidando non solo le squadre avversarie, ma anche le innumerevoli difficoltà logistiche degli spostamenti!

Gli organizzatori avevano sin dal mattino, nascosto… o meglio IMBOSCATO, le lanternine a cui i

canoisti hanno dato la caccia. Si, si avete capito bene: ho detto CANOISTI. Infatti la ricerca si snodava

lungo i labirintici canali dei Navigli.

Così dopo un sommario consiglio di gara in cui venivano indicate le complicatissime regole di gioco

(vietato nascondere le lanterne altrui e vietato abbandonare icompagni di squadra al buio)

e formate le 3 squadre con liberali criteri di autoaggregazione,

i 30partecipanti sono partiti, capeggiati da un organizzatore e muniti di una mappa con indicata

l’ubicazione (piuttosto vaga) delle magiche lanterne.Il nostro squadrone (vanto di integrazione e pari opportunità essendo costituito al 70% da donne!)

era capeggiato da Andre e condotto da Jonny, esperto navigatore campione di orienteering che in

pratica aveva il compito di studiare la mappa e dirigere il resto del gregge. Partiamo a razzo con le

canoe a spalla e mentre galoppiamo disordinatamente lungo un sentiero, belando e muggendo di

entusiasmo, avvistiamo la prima lanterna. Oh cavolo! E’ il primo pensiero che all’unisono formuliamoalla vista della nostra prima meta. E’ giusto lì a pochi passi da noi… eppure sfido Indiana Jones ad

andarla a recuperare: si trova dentro un fosso in cui vaporosi cespugli di rovi carnivori stanno li con le

fauci spalancate, pronti ad inghiottire i temerari avventurieri. Il primo tentativo di recupero fallisce.

Ma l’audace gruppo prontamente riformula una nuova strategia e con l’aiuto di un macete e di una

corda, conquistiamo il nostro primo tesoro!

E giù di nuovo al galoppo ci buttiamo fiume. Individuato il nostro secondo sbarco, procediamo alla

ricerca della nostra seconda lanterna. E qui purtroppo perdiamo terreno. Ci disperdiamo nei boschi

da cui usciamo ricoperti di ferite come marines in Vietnam, e fatichiamo parecchio ad individuarla.

Ma quando le speranze sembrano ormai vane, un grido si alza dal bosco ‘TROVATA!’ e la corsa

riprende in fiume! L’imbarco è un saltone di 3 metri dentro le spumeggianti rapide del naviglio blu,

che al Nilo Bianco gli fa un baffo!

Quando raggiungiamo lo sbarco successivo, il sole è ormai tramontato e la nebbia comincia a salire.

Questo non facilita affatto il ritrovamento della nostra terza lanterna, talmente nascosta che per

scovarla, siamo stati costretti a contattare telefonicamente l’organizzatore della squadra avversaria

che l’ aveva così ben sistemata!

Ci rimbarchiamo al buio pesto e perciò dei successivi 7 ritrovamenti conservo pochi e nebulosi

ricordi. Ricordo il freddo, il fango, la fatica, il sudore, la paura di perdersi e la voglia di vincere, il tè

caldo della Mari, la luna semipiena, la sede del canoa club Novara (alcuni sostengono che si possa

raggiungere anche via macchina, ma io non ci credo), dighe, sbarramenti, gnomi e folletti… fino al

traguardo dove impeccabili ci aspettavano gli organizzatori con lo shuttle di volontari per riportarci

alla sede.

No, non siamo arrivati primi, ma ci siamo divertiti più di tutti!

Dopo la doccia calda la superpremiazione: un cenone con 60 persone in cui vino, champagne, grappe

e digestivi hanno innaffiato deliziose portate per ogni palato! Per non parlare del concertone

imbastito ad un capo del tavolo: eccezionale! Spiccavano su tutti: il cantante e il batterista,

scatenato!

L’ennesimo successone del KTT, insuperabile!

Altro report di Federica Friz lo potete trovare qui : http://www.m6-sport.com/2009_caccia_al_tesoro_ktt.htm

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