ROCK AND ROLL SULL’APPENNINO AUTUNNALE

ROCK AND ROLL SULL’APPENNINO AUTUNNALE

Tra i misteri insoluti della scienza moderna ci sono: i cerchi nel grano, l’esistenza degli extraterrestri e il triangolo delle bermuda di Milano-Parma-Modena.

Si perché dovete sapere che Milano dista da Parma e Modena circa 150 km. Perciò non si spiega come dal giovedì mattina al venerdì sera l’Andre, Davidino e la sottoscritta abbiano potuto percorrere 950 km (si avete capito bene: novecento cinquanta chilometri), senza MAI sconfinare in altre province che non fossero Modena e Parma.

 

O che Monti abbia già riaccorpato mezza Italia in 3 province (MI, PR e MO). O che da qualche parte nell’Appennino tosco-emiliano c’è un buco nero.

 

PESSOLA

Nero non lo so ma un buco magico l’abbiamo trovato. Si tratta di un piccolo fiume incastonato in un canyon stupendo nel cuore dell’Appennino. Il Pessola. Sinceramente non saprei come ci siamo arrivati e di sicuro non saprei tornarci.  Vi posso assicurare che il posto è incredibile. Ci si imbarca comodi comodi ad un ponte, e dopo appena 2 o 3 curve e ci si ritrova immersi in una gola di rocce incredibili: rombi dorati, lisce selci dall’aspetto preistorico, lastroni marroni e curve di rocce porose bianche e gialle. Verne col Viaggio al centro della terra dev’essere stato ispirato da luoghi come questo.

 

 

REVIVAL ANNI ‘80

 

Bisogna ringraziare gli Hammer per la segnalazione e la pazienza di averci aspettati (in effetti ci abbiamo messo una quantità di ore abnorme ad arrivare! Colpa del buco nero), insieme al gruppo dei ganzissimi ‘nonni’ che ci hanno raccontato com’era pagaiare 20 anni fa quando l’attrezzatura non era certo quella di oggi, no.

E così per solidarietà e spirito di emulazione ho deciso di immedesimarmi nelle ‘vesti’ di un canoista anni ’80 (il vintage d’altra parte tira di brutto). E poi bisogna provare tutto nella vita. Già già… Ma devo ammettere che ritrovarmi il 1° Novembre (sebbene assolato) a pagaiare senza giacca d’acqua, non è stato proprio il massimo della vita. E dopo un test approfondito (a prova di kway!! – grazie Paolo!!), sono giunta all’insindacabile conclusione che… è molto meglio pagaiare ora che non negli anni ’80 ed è molto meglio con giacca d’acqua che senza. Certo se solo avessero quelle irresistibili spalline e gli scaldamuscoli….

 

 

MAI FARE PIANI DOPO IL LAMBRUSCO

 

Comunque la discesa si è svolta in scioltezza nonostante fosse a quanto pare una prima e il gruppo era compatto, caloroso e di ottimo umore: isolati dal mondo in una gola così selvaggia con i raggi sbiechi del sole autunnale e un panorama mozzafiato. Riprendere contatto con la civiltà è stato comunque facilissimo ed agevolato dalle deliziose offerte culinarie della zona: lambrusco e gnocco fritto. Non so se rendo!

Personalmente ho anche assistito a un miracolo che in confronto pani e pesci, son roba da dilettante: la mia macchina fotografica maldestramente appoggiata sulla prima macchina a portata di mano allo sbarco, è rimasta incollata al tetto della medesima, nonostante il trasferimento in trattoria per stradine semi asfaltate, le discese ardite e le risalite e poi giù il deserto con un grande saltoooo! (–così avrebbe detto Mogol insomma, d’altra parte dopo il Lambrusco canticchiare è d’obbligo).

 

Quando nutriti e rifocillati son cominciati i piani d’attacco per l’indomani, beh vi giuro che sembrava una puntata di chi vuol esser milionario arrivati alla domanda dei 500 mila euro. Peccato solo che la scelta non fosse tra 4 alternative, ma apparentemente  4000!

Ma noi avevamo non uno ma ben due jolly da giocare: Andre (che da quando si è dotato di iphone al colonnello Giuliacci gli fa una sega) e poi l’inossidabile, sempre sul pezzo, Luc the Club, noto anche come Lucio Mazza!

NdA: Davidino invece era dedito principalmente a 3 attività fondamentali: dormire, mangiare, pagaiare. Nei rari momenti di interazione ci allietava con ritmate musiche contemporanee  (alcune avrebbero fatto venire una sincope pure alle veline di striscia la notizia).

 

 

ROCKY HORROR PICTURE SHOW: OVVERO LUC THE CLUB E LA LOCANDIERA

 

Verso le 8 di sera ci ritroviamo dalle parti del Cimone (ben ben innevato) con pochissima voglia di gelarci le chiappe in tenda. Non sapendo che pesci pigliare ci fermiamo in un bar per chiedere informazioni sulla possibilità di affittare una stanza per la notte. In perfetto stile romagnolo, un simpatico professore che si stava bevendo una birra al bancone, ci prende sotto la sua ala protettrice e ci scorta fino ad una casa scarsamente  illuminata (NdA per i miei compagni: a ben pensarci, col senno di poi, la conoscenza del professore con le locandiere è quanto meno sospetta…).

 

Dopo qualche minuto di attesa una simpatica nonnina dall’accento veramente bizzarro ci accoglie e ci mostra l’enorme casa in cui vorrebbe farci accomodare. Evidentemente non aspettavano altri ospiti, giacché i letti eran sfatti e il riscaldamento spento… perciò rabbrividiamo quando ci chiede 120€ per la notte!

 

Ma ecco che Luc the Club sfodera il suo fascino carismatico (George Clooney in confronto è un pivello) e si gioca subito la carta simpatia. Affonda il cuore della nonnina senza pietà con la sua sconfinata competenza sul gioco della ‘ruzzola’, un gioco antichissimo che da tempo immemore è praticato in provincia di Modena su e giù per i colli con grosse ruote che ricordano forme di formaggio. (Dei 4 gatti che leggeranno questo report vi sfido a trovarne mezzo che abbia idea di cosa diavolo sia la ruzzola! D’altra parte  nemmeno wikipedia è ferrata in tema).

 

La nonnina (avreste dovuto vederla) vacilla, balbetta, si illumina ed estasiata di accoglie in casa nell’attesa che arrivi sua figlia per discutere il prezzo. Ma è ormai chiaro che ci vuole in casa (tutti tutti non lo so, ma uno sicuramente non lo mollerà facilmente. E’ pronta a scatenarci contro i cani quando ventiliamo l’ipotesi di andarcene).

 

Passa circa un quarto d’ora che la porta si apre e noi rimaniamo… beh rimaniamo… a bocca aperta. La bella figlia della locandiera, con fare principesco entra in casa e subito pone il suo sguardo magnetico sul Lucio. Chi l’ha vista potrà capire la mia difficoltà nel descrivere questo fiorellino di donzella emiliana. Chi non l’ha vista, non corre il rischio di essere colto da crisi di insonnia per mal d’amore.

 

Come qualsiasi donna innamorata finge di aver occhi per tutti tranne che per il Lucio, ma quando lui minaccia di dormire in macchina per ridurre i costi, la signorina si precipita a rimediare offrendoci seduta stante uno sconto (caldeggiato da Don Luc) del 50% sulla retta giornaliera!

 

Insomma se un battito di ciglia di Lucio ha avuto questo effetto, potete immaginarvi cosa immaginiamo noi di fronte alla possibilità che Luc ceda le sua grazie all’adorante locandiera! Ma i nostri sogni di zabaioni e pantagrueliche colazioni, svaniscono quando ci rendiamo conto che non basteranno 5 birre per indurre l’integerrimo Luc the Club a concedersi alla nostra gentile ospite.

NdA: Lucio è ben deciso a preservare il suo onore e si è quindi barricato nel suo sacco a pelo con cintura di castità incorporata. Mentre Andre e Davidino (suggestionati dalle paranoie di Davidino) han spostato comodini davanti alla porta e legato le porte degli armadi (…si sa mai che ci siano botole segrete o porte comunicanti!).

 

Insomma credetemi: la suspence c’è stata davvero, proprio come nel noto musical.

 

 

PERTICARA E SCOLTENNA

Inutile a dirsi l’indomani ci attardiamo più del dovuto in branda dove in verità abbiamo dormito da dio. Le signore si precipitano a salutarci quando ce ne andiamo. La più giovane ha delle vistose occhiaie e gli occhi velati di sofferenza. Un sospiro le sfugge dai 4 denti che le son rimasti vedendo il cavaliere senza macchia allontanarsi dal suo cortile.

 

Il resto si svolge in tipico stile canoistico. Non so bene quanti chilometri dalla locanda all’imbarco. So che i piani sono cambiati 18 volte. Siamo in balia degli eventi. Ma come al solito portiamo a casa due fantastiche discese su due bellissimi fiumi dell’Appennino. La giornata si conclude al Mac Donald della stazione di Modena dove molliamo Davidino: l’unico canoista che porta 4 cambi per un giorno e mezzo in fiume, che fa eterne docce vaporose con schiumosi e profumati shampi, che si asciuga i ‘folti’ boccoli biondi con l’asciugacapelli e  che abusa del deodorante più del modello nella pubblicità della gillette. Massima ammirazione Paolo: un figliolo hai fatto e t’è venuto davvero bene, non c’è che dire.

 

sPaM

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