Ultime notizie
Annunci
| Ciao a tutti, vi ricordiamo che ogni martedì e giovedì il club si allena nel tratto di naviglio vicino alla sede, l'appuntamento è alle ore 20:00 in sede |
Menu principale
| HomeAvventure...Storie... |
| Costa Rica kayak 2010 |
| Scritto da Marcello | |||
|
Costa Rica FattOne Team Tour
Testo: Milca Molteni Foto : Marcello Parmigiani Max Boninsegni Milca Molteni Partecipanti :Silvia Signorini;Deborah Argomenti ;Milca Molteni ;Max Boninsegni,Carlo Sbrenna ,Nicola Paglino,Marcello Parmigiani, Federico Taurino
La mia avventura in Costa Rica comincia alle 23.59 del 31.12.2009, quando, dopo 24 ore di viaggio, con Marcello mi trovo dinnanzi all’ostello Casa Yoses a San Josè. Marcello riesce ad entrare dal cancello che da accesso all’ostello e si trova inconsapevolmente a festeggiare l’arrivo del nuovo anno in mezzo ad un gruppo di giovani provenienti da ogni dove, che avevano già iniziato la festa in giardino da tempo. La sottoscritta rimane invece sul marciapiede in attesa che Marcello riesca ad attirare l’attenzione di qualcuno e a farmi aprire il cancello. I primi auguri per il Nuovo Anno li scambio quindi con il taxista costaricano che gentilmente attende con me in strada……. Una volta attirata l’attenzione a fattami entrare, la nottata continua a suon di birra e tequila in compagnia di alcuni ragazzi messicani e del gestore reggae dell’ostello..
Nonostante le poche ore di sonno alle 7.00 ora locale, siamo sveglissimi. Ci rechiamo quindi a prendere il pulmann che ci porterà fino a Turrialba, dove, prima o poi, abbiamo appuntamento con gli altri componenti del Team… quelli de Roma: Max il taciturno, Carlo il chiacchierone, Pigo il cantastorie, Federico fase REM, Silvia la funambola e Deborah, la ragazza infradito… Spendiamo la giornata alla ricerca di due kayak da noleggiare e per organzizzare la discesa del giorno successivo. La cittadina pare deserta, tutti i negozi sono chiusi, eccetto quello preferito da Pigo e davanti al quale, non si sa come, ci troviamo quasi sempre a passare: La Funeraria Celestial, negozio di bare aperto 24 h su 24, il cui pezzo forte è una cassa ricoperta di pelo rosa… Ci sistemiamo in quello che sarà il nostro alloggio per 5 giorni: l’Hotel Herza, gestito da un simpatico personaggio, con la passione dei giochi rompicapo, dalla lingua incomprensibile, molto appiccicoso, con una sola e grande preoccupazione: che ogni mattina guardassimo il vulcano che torreggia turrialba e che da qualche tempo aveva cominciato a fumare...e che… ha eruttato l’ultima notte della nostra permanenza, dopo 240 anni dall’ultima eruzione…..!! L’alberghetto è accogliente e pulito. L’unico inconveniente consiste nel fatto che si trova proprio sulla strada principale del paese e…. Alle 5 di mattina Turrialba è attraversata da un traffico che al confronto quello di Roma, di Milano e di Lugano messi insieme non sono nulla… Cosî un po’ per quello, un po’ per il fuso orario, tutte le mattine ci sveglieremo a quell’ora, per poi andare a dormire stanchi morti alle 22.00… Il terzo giorno, in attesa dell’arrivo dei Romani io e Marcello approfittiamo dei servizi di una compagnia di raft e scendiamo il Lower Pacuare: 25 km di di III+ che si snodano nella splendida foresta pluviale della Riserva naturale del Pacuare. La sera ci troviamo tutti all’Hotel Herza per la gioia del guardiano del vulcano e ci rechiamo a consumare quella che sarà – con qualche eccezione - la nostra cena tipica per tutta la vacanza: entrée di patacones con crema di fagioli, e piatto forte costituito da riso, pollo, fagioli e patas, riso, beafsteek, fagioli, e patas, riso pescado, fagioli e patas, riso pollo,… Il tutto sempre annaffiato da litri di birra imperial, e allietato dai vissuti di vita raccontati da Pigolino.
![]() Il quarto giorno, recuperate anche le nostre pagaie che erano rimaste smarrite durante il primo scalo a Londra, inizia la prima avventura. Alle 9,00 viene a prelevarci un autista munito di furgone, sul quale in qualche modo riusciamo a piazzare 7 barche. Destinazione: l’Upper Pacuare, tratto di 15 km di III+, IV-V, da non confondere con l’Upper upper Pacuare, tratto di 15 km di III…. Scaricati all’imbarco, ci immergiano nelle calde acque del fiume e cominciamo a pagaiare i primi km che sapevamo essere di III, in attesa che si presentasse la prima gola. Pagaia pagaia pagaia, (e vi assicuro che i miei compagni di discesa pagaiavano davvero!!!), dopo un’ora, della gola non si intravvedeva neanche l’ombra. Altri 30 min e… sempre nulla….. comincia quindi nella testa di tutti ad affiorare un dubbio: sarà mica che l’autista ci ha portati all’imbarco dell’Upper upper? Il dubbio diventa poi certezza…. Raggiungiamo la prima goletta dopo quasi due ore. Da lì in poi la discesa diventa più tecnica, con rapide e passaggi manovrieri. La nota Bobo falls viene percorsa solo da Marcello: con quel livello d’acqua il passaggio risulta essere più sporco del previsto… Proseguiamo quindi la discesa attraverso la foresta pluviale a ritmo sostenuto per paura di non trovare l’autista allo sbarco. E ancora una volta i nostri timori si concretizzano. Giunti allo sbarco dopo 4.5 ore di discesa e 30 km percorsi, del furgone nessuna traccia. Non ci resta che armarci di buona volontà e risalire a piedi i 5 km di strada sterrata che conducono alla strada principale. E proprio durante la passeggiata forzata ho avuto modo di apprendere la prima lezione della lingua de Roma.. non proprio la parte più aulica, ma pur sempre romano..seguiranno per tutta la vacanza altre lezioni che per una volta fanno apparire il mio italiano “normale” al confronto. ![]() Giunti alla strada principale dopo un’ora di cammino, decine di imprecazioni e di tornanti (alla faccia dei tre annunciati da Marcello) troviamo il nostro autista, non era potuto scendere al fiume perché il cancello che dava accesso alla riserva era chiuso a chiave. Restava quindi il problema di recuperare tutto il materiale lasciato allo sbarco. Come fare? Scartata a priori l’idea di Federico (in quel momento non ancora entrato nella fase REM) di usare le maniere forti per sfondare il cancello, i più pacati studiano la situazione e decidono di … smontarlo!!.. detto fatto, recuperato qualche arnese del mestiere, alcuni membri del team si mettono all’operta e in men che non si dica smontano alcune assi e aprono il cancello…. Recuperato il materiale e Carlino rimasto appeso alla staccionata che aveva cercato di scavalcare, risistemato l'accesso , rientriamo in paese che già è buio. Solita cena e.. a nanna alle 22. 5 giorno: destinazione Reventazon (tratto di Super pascua e pascua), a detta di tutti uno dei tratti di volume più belli della zona, ciò che in effetti si rivelerà essere: 20 km di di IV-V (per Marcello III): una vera cavalcata in lunghe rapide tra treni d’onde, buchi, voragini….e un albero caduto da riva proprio al passaggio di Carlo e Pigo che rischiano di essere travolti!!!! Il primo tratto viene disceso anche da Silvia, l’unica con la canoa da gioco, che si ritrova a fare numeri degni di un funambolo.. grandissima!! ![]() Al ritmo incalzante dettato dal duo Carlì-Marcello (che ha pure avuto il coraggio di chiedermi come mai ero sempre ultima…!!!) i tempi di percorrenza dei tratti vengono tutti dimezzati rispetto a quelli previsti, e così alle 14, entusiasti per la discesa, ci troviamo allo sbarco e pregustiamo un pomeriggio di relax, con la speranza di riuscire a resistere qualche ora in più la sera prima di dormire. Illusi!! Da qualche parte era scritto che il nostro ritorno in paese non poteva avvenire prima che diventasse buio…Così sulla strada del ritorno, improvvisamente la temperatura dell’acqua comincia a salire in modo vertiginoso al punto che va in ebollizione. Scopriamo che la ventola di raffreddamento e la pompa dell’acqua non funzionano…… il motivo? Il radiatore è completamento a secco!!!! Il nostro autista, detto Mario il fattone (il perché lo capirete dopo) non si era probabilmente mai preoccupato di dar da bere al proprio mezzo… Ci metteremo un’ora buona prima di riuscire a mettere in circolo acqua sufficiente a fare funzionare di nuovo tutto….altra cena a base di patacones… e via a dormire in attesa della prossima discesa prevista il giorno successivo sull’Orosi, il più famoso fosso del Costa Rica....
![]() La sottoscritta fiuta il pacco, e con la scusa che non è genere di fiume per lei, dopo essersi divertita a guardare i compagni destreggiarsi tra i massi in un rigagnolo d’acqua, si addentra con Silvia nelle piantagioni di caffè infestate – pare - da serpenti, scorpioni, ragni…. al seguito del fattone, che era già alla quinta pippata della giornata…….. Per la cronaca alla terza, durante il tragitto verso l’imbarco, si era infilato su di un ponte con arcate di ferro completamente dimentico di essere alla guida di un furgone con un carico di 7 canoe sul tetto, con le conseguenze che ben potete immaginarvi. Risistemato il carico si è dovuto fermare dopo alcuni chilometri, allorquando improvvisamente lungo la fiancata del veicolo è apparsa una barca proveniente dall’alto… Ma gli effetti della profumata erbetta sull’autista e.. ormai sul team che suo malgrado (??) si trovava a dover inalare gli aromi che riempivano il furgone…. si sono visti anche più tardi, allorquando sulla via del ritorno, la nostra “guida” imboccava una strada che pareva condurre direttamente alle stelle, anzichè la strada pianeggiante e breve che aveva percorso all’andata….così, altro rientro al buio, per la gioia di Pigo che da qualche giorno sui talloni portava degli strani adesivi…..
![]() Dopo tali avventure - alle quali si è aggiunta una buona mezz’ora di panico da parte di Max e Silvia, allorquando, pronti a lasciare Turrialba con tutti i bagagli della spedizione, si sono accorti di aver perso l’aggeggio dell’antifurto necessario per aprire l’auto che avevano noleggiato a San Josè -, il gruppo si “concede” un giorno di pausa per effettuare il trasferimento verso la regione di Sarapiqui….Trascorsa la notte alla famosa Finca Pedro custodita all’occasione da un tizio tedesco alquanto ambiguo e dai modi hitleriani (provate ad immaginarvi le nostre facce, allorquando, dopo aver dovuto togliersi le scarpe per entrare nella finca, ci siamo sentiti dire “alle 21.00 dovete rientrare perché voglio andare a dormire”, e – rientrati alle 22.00 – ci siamo beccati una romanzina paternale….), e dopo aver disquisito e filosofeggiato per qualche ora su argomenti di elevato spessore culturale (Heidi, la gallina nella fattoria, le specie animali, la pecora e il pecoraio sardo), il giorno successivo ci gettiamo nelle torbide acque del Sarapiqui (IV-V di volume). La discesa verrà fatta anche da Deborah e Silvia a bordo di un gommone. Quel giorno mi viene affibbiata una canoa che più che che altro sembrava un gigantesco confetto rosa, che si rileverà ingovernabile per me. Dopo aver disceso i primi chilometri di fiume completamente in balia della barca e della corrente, Marcello si offre di scambiare la canoa. Nemmeno il tempo di dirmi “attenta perché ha i fianchi bassi ed è ballerina” e mi ritrovo risucchiata da un bucone (il primo di una lunga serie di una rapida che pareva mai finire). Mi lascio frullare un po’ finchè intuisco che da lì in canoa non uscirò, stappo sperando così che il buco mi lasci andare, e mi accingo a farmi quel rapidone tutto a nuoto un po’ sotto e un po’ sopra l’acqua… con mio grande sollievo a metà rapida vedo il confetto rosa cavalcato da Marcello e con il suo aiuto riesco a raggiungere la riva….
La discesa prosegue senza ulteriori intoppi e al termine siamo tutti entusiasti, al punto che i 4 moschettieri Pigo, Fede, Carlo e Marcello decidono di buttarsi dalla cascata di 10 m del Rio Pozo Azul che si trova nelle vicinanze e per raggiungere la quale occorre camminare venti minuti in mezzo alla foresta lungo un sentiero ricoperto di viscido fango, tragitto molto apprezzato da Deborah che lo ha percorso con estrema grazia con ai piedi un paio di minuscole, bellissime… infradito! Fatte le foto di rito sul salto, torniamo alla base, dopo una camminata di 1.5 ore, nella vana speranza che gli autisti che ci avevano accompagnato all’inizio del sentiero ci recuperassero strada facendo.
Per il giorno seguente è prevista la discesa del Rio Toro Amarillo e del Rio Sucio, ma la pioggia battente della notte ci fa optare per il Rio Toro fiume di III-IV che scorre nell’alveo scavato dalla lava del vulcano che sovrasta la zona, rivelatosi essere divertentissimo con quel livello d’acqua . Grandissima discesa di Silvia che ancora una volta, a cavallo della sua canoetta, si è resa protagonista di numeri funambolici… La sera, dopo aver cercato invano una festa che ci era stato detto si teneva nella zona, e vendicatici con il signor Pedro con strombazzate dinnanzi alla finca in piena notte… finiamo in un bar della zona a ballare il reggaeton…. E finalmente alcuni componenti del Team fanno le loro prime conquiste….
Giungiamo così alla domenica e il gruppo si divide: Max, Silvia, Federico e Deborah si recheranno al mare sulla costa caraibica, da cui dovranno poi scappare causa uragano, mentre gli altri si dirigono sul Toro Amarillo, che purtroppo ha poca acqua e solo ci lascia intuire la bellezza del tratto con il livello giusto. Alla fine del tratto l’unico VI della vacanza: lo sbarco: 150 m nelle acque torbide di un ruscello che non lascia grande spazio all’immaginazione su quanto nasconde. Tutto intorno vegetazione fitta ed erba alta… I racconti dell’esistenza di serpenti e rane velenose rendono quei 150 m che ci separano dalla strada veramente … infiniti… A discesa terminata ci rechiamo in pulmann a La Fortuna con l’intenzione di vedere il giorno successivo il vulcano Arenal, uno dei vulcani più attivi al mondo.. ma il tempo è brutto e del vulcano non si scorge neanche l’ombra. Trascorriamo quindi la giornata nelle acque termali vulcaniche prima di separarci da Pigo e Carlo e trascorrere gli ultimi giorni al mare.
![]() Che dire.. un’altra vacanza ben riuscita e semplicemente stupenda. Un grazie a tutti per la bellissima compagnia! Ancora una volta ho avuto la conferma che il mondo dei canoisti è variegato, ma che la passione che ci accomuna fa sì che anche le persone più diverse riescano a trascorrere una, due o piû settimane con persone fino a quel momento sconosciute: della compagnia la sottoscritta conosceva infatti unicamente Marcello, ma da subito si è sentita “a casa”. Milca
|












